I ricordi di Ruggero

 

I RICORDI DI RUGGERO

 

Una telefonata di prima mattina  

 

Le 8:00 in punto. Squilla il telefono. Una voce gentile e posata mi dà il buongiorno. Ancora un po’ assonnata inizio a chiedermi il motivo di questa chiamata. Questo signore così garbato non era un operatore di call center ne il tecnico della caldaia (in ritardo di tre settimane!).

Si presenta con il suo fare da uomo di altri tempi e mi spiega che è un medico da poco in pensione che vorrebbe fare un po’ d’ordine nello studio di casa. Mi anticipa che in molte occasioni, spinto dalle lamentele di una moglie maniaca della precisione, aveva tentato di farlo ma con scarsissimi risultati. Era riuscito a buttare unicamente dei documenti destinati al commercialista riuscendo a creare un caos pazzesco.

Una villa fuori Roma

 

Una storia lunga cinquant’anni, una vita dedicata completamente alla professione con immensa passione, una vita in quella villa poco fuori Roma dove ha vissuto prima con i suoi genitori e la governante e poi con la sua compagna. Arrivo al cancello, un grande cancello in ferro che dà su un vialetto che conduce all’atrio della villa fatto di mattoni, e mi accoglie con un fare un po’ impacciato. Tutto intorno un grande parco, con piante enormi e bellissime, aiuole di rose fiorite. Subito, notando che le avevo guardate, il dottore ne raccoglie una e me la regala. Un uomo di altri tempi, un gesto che ha riempito il mio cuore.

 

La storia di una vita, riaffiorano i ricordi

 

Entriamo in casa e mi presenta sua moglie, subito mi sorride come quando da piccola la mia vicina mi invitava a casa a fare merenda. Una donna premurosa che ha vissuto e supportato sempre un marito medico che partiva alle 7:00 di mattina e ritornava alle 10:00 di sera. Un uomo che ha vissuto per il suo lavoro con una grande donna al suo fianco, questa è la mia prima impressione.

Ruggero (nome di fantasia utilizzato per privacy) mi fa strada, saliamo una grande scalinata e arriviamo al piano superiore. Lui si appoggia al corrimano, si ferma, mi guarda sorridente e poi partiamo. Mi dice: Ti chiedi perché rido? Io incuriosita rispondo di sì. Su questa scalino mi sono seduto per un giorno intero dopo essere stato bocciato alle scuole elementari. Non volevo ricominciare il nuovo anno da ripetente per cui sono rimasto un giorno intero seduto abbracciando le gambe al petto proprio qui.

 

La stanza dei ricordi di Ruggero

 

Percorriamo poi il corridoio che ci porta allo studio. Una stanza molto grande con una finestra enorme e il soffitto decorato. Il tipico odore di muffa caro a chi frequenta le biblioteche misto ad un forte odore di tabacco. Dalla grande finestra si vede una parte di parco che nasconde scorci della Capitale. La scrivania, tramandata dal nonno farmacista, è di legno con intarsi fatti a mano ed è completamente ricoperta di fogli, documenti, scatole di farmaci, e penne. Una stilo con le sue iniziali nascosta sotto centinaia di penne con loghi delle aziende di farmaci, mi dice a malincuore che quella penna era rimasta lì perché destinata al figlio una volta terminati gli studi. Purtroppo il figlio scomparve in un tragico incidente e quella penna iniziò a rappresentare dolore.

 

Il MetaRiordino che accoglie i ricordi

 

Iniziamo a lavorare  cercando di ordinare documenti importanti in comparti specifici nominati per argomento. Grandi faldoni con ricerche appunti  vengono sistemati nell’area personale della biblioteca, altri documenti nei cassetti e magicamente tutto inizia a prendere ordine. Da un vecchio libro che il dottore ha preso in mano cade una letterina ingiallita, non è la classica lettera d’amore, ma una vecchia foto di scuola. Ruggero inizia a parlare di Pietro che stava sempre insieme a lui, di Luigi che faceva impazzire la maestra e di Sofia. Un silenzio mi fa pensare che proprio Sofia sia stato uno dei suoi primi amori. Un po’ stanco il dottore si accomoda in poltrona, mi racconta con orgoglio alcuni momenti della sua vita. Mi sento fiera e onorata di condividere il suo vissuto, provo tenerezza e stima per quest’uomo che sta aprendo i suoi ricordi a me. Le sue rughe nascondono uno sguardo sincero, occhi azzurri che parlano di vita vissuta fatta di tante cose e soprattutto di grandi dolori. Piano piano il lavoro volge al termine e, in confidenza, il dottore mi dice che dopo la pensione questo riordino ha anche una seconda finalità.

 

Dopo tanti anni, insieme alla moglie, ha deciso di lasciare quella casa e di portare con loro solo quello che hanno di più prezioso: i ricordi. Ruggero scoppia in lacrime, gli metto una mano sulla spalla e lui si fa abbracciare come un bimbo indifeso.

 

Il dolore di quel lutto, la fine di una gloriosa carriera e la voglia di ripartire e di costruire una nuova vita. Una nuova vita che non cancella i ricordi ma li porta con sé, con consapevolezza, umanità e nuova energia.

 

Perché la vita va avanti e si può ancora fare tanto.