All’improvviso il temporale

 

ALL’IMPROVVISO IL TEMPORALE

 

Sara voleva migliorare il suo stile di vita

 

Quando ci siamo conosciute sembrava tutto così semplice. Siamo entrate subito in sintonia e Sara (nome di fantasia che utilizzo per privacy) era convinta che riordinare la sua casa fosse fondamentale per migliorare il suo stile di vita.

Poi sono sopraggiunte paure, ansie e preoccupazioni perché non si trattava solo di buttare un vecchio pantalone o una giacca di tanti anni fa ma significava riattraversare un percorso, passare nuovamente per un sentiero fatto di gioie e dolori, di soddisfazioni e anche di paure. Così, prima di rimetterci in cammino, Sara ha capito che era necessario mettersi in gioco e affrontare tutte le insidie che un percorso può portare.

 

Come un’escursione in montagna

 

Quando fai un’escursione in montagna il tempo può cambiare velocemente. Puoi partire con il sole, affrontare una brutta pioggia, il vento, puoi incontrare in una parte del percorso una parte di terra franata ma puoi anche godere di splendidi panorami con una luce stupenda. Quando affronti l’escursione sei consapevole perché solitamente si è attrezzati per tutto questo. Hai tutto il necessario e sei disposto a vivere differenti emozioni e  stati d’animo. Quando arrivi a un certo punto però lo sconforto ti potrebbe far dubitare di poter andare avanti.

 

Il superamento del momento critico e via con il MetaRiordino

 

Proprio questo è successo qualche ora prima del riordino da Sara. Erano le 7:30 del mattino quando, sveglia da poco, ricevo la chiamata di Sara disperata perché pensava di non riuscire ad affrontare la prima giornata di decluttering. Aveva passato una notte insonne dopo aver dato una vista a cassetti e armadi e si era resa conto del contenuto emotivo che questi contenevano. Riesco, come spesso capita, a calmarla e a metterla nella condizione mentale di liberarsi da ansie e paure per affrontare il sentiero di cui ti ho parlato prima.

Mi metto in viaggio verso casa sua e eccola lì che mi accoglie sull’uscio di casa. Ci abbracciamo come due vecchie compagne di scuola e ci sediamo a tavola per prendere un caffè. Proprio quell’odore di caffè che inebriava l’aria resterà un ricordo indelebile nella mia mente. Facciamo due chiacchiere e Sara mi accompagna in camera, la prima stanza su cui ha deciso di intervenire. È tirata in volto e i suoi occhi sono un po’ lucidi.

 

Si comincia con il decluttering dell’armadio

 

Apriamo l’armadio e subito iniziamo la procedura di selezione dei capi. Sara prende in mano un maglione e lo stringe a sé. Respirando profondamente lo piega con cura e lo mette dalla sua parte del letto. Non parliamo. Continuiamo il lavoro. Dopo un po’ Sara mi parla di quel maglione, un regalo di una sua amica che non vede da molti anni ma con cui ha vissuto momenti indimenticabili della sua giovinezza. Man mano che affrontiamo il sentiero i pensieri si liberano e le emozioni scorrono e Sara inizia ad acquistare consapevolezza. Molti capi vengono buttati con fermezza disarmante mentre con alcuni l’indecisione è molta ma è assolutamente tutto nella norma. All’inizio sembrava un alunna al primo giorno di scuola, impaurita ma curiosa di tutto quello che l’avrebbe aspettata. In camera, dopo un paio d’ore, sembra ci sia stata un’esplosione e nel volto di Sara chiaramente posso leggere una perplessità sul riuscire a rimettere tutto a posto. Con metodo e calma il lavoro è andato avanti per ore. Molti abiti sono stati buttati e molti, in buono stato, sono stati donati alle persone che ne hanno bisogno. Si può far del bene anche con il superfluo, quello che per noi è inutile potrebbe essere importante e di aiuto per altri.

 

Qualcosa è cambiato

 

Arriviamo al pomeriggio e qualcosa inizia a prendere forma: scatole impacchettate hanno trovato la loro collocazione nell’armadio per raccogliere i completi per lo sport. Tutto inizia a prendere forma e si inizia a cogliere una logica. Il volto di Sara si fa sempre più disteso e felice, gli occhi iniziano a sprigionare gioia mista a commozione. A fine giornata iniziamo ad avvertire la stanchezza.

Chiuso l’ultimo sacco la camera è perfettamente ricostruita sulle esigenze di Sara che ancora non sai perché mi ha contattata. Sta per andare a vivere da sola e sta per lasciare la casa dove ha vissuto i suoi primi 30 anni di vita.

 

Ci salutiamo, senza dire nulla ma ci abbracciamo. Ci siamo dette tutto.